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Il
mercato immobiliare in Europa e in Italia
Dopo la lunga crisi dello scorso decennio che ha investito
tutta l'Europa, dal 1998 il mercato immobiliare è tornato a
crescere in modo significativo spinto dal buon andamento
dell'economia europea, dal ribasso dei tassi di interesse
sui mutui e dalla creazione della moneta unica. La
potenziale discesa del mercato immobiliare negli Stati
Uniti, ha poi incoraggiato gli investitori presenti sui
mercati internazionali, a ricercare proprio in Europa delle
valide opportunità d'investimento.
Il mercato immobiliare italiano negli ultimi anni ha subito
un deciso cambiamento per mezzo dell'avvio di un ingente
progetto di dismissione del patrimonio statale e dei
principali gruppi bancari, assicurativi ed industriali,
volto al risanamento dei bilanci ed alla razionalizzazione
del processo amministrativo e produttivo. La messa in
circolazione di tale patrimonio immobiliare ha di fatto
rappresentato un'importante occasione per assistere
all'avvio di operazioni di riassetto ed ottimizzazione
finalizzate a rendere produttivi gli immobili, applicando
nuovi criteri di gestione immobiliari e finanziari. Le
compravendite nel mercato residenziale sono, per esempio, in
crescita grazie alla possibilità da parte delle famiglie di
acquistare un patrimonio immobiliare fino ad oggi in mano ad
investitori istituzionali privati e pubblici.
Il mercato immobiliare in Italia sta vivendo una fase di
crescita soprattutto in termini di interesse che lo stesso
suscita per gli investitori di ogni genere (qualificati o
privati), ma anche per il numero di transazioni che si
registrano sul mercato. Si è registrata un’ulteriore
crescita dei prezzi (in particolare quello delle
abitazioni), grazie ad un insieme di fattori concomitanti
intervenuti a partire dal 2001: l’introduzione della moneta
unica, la gravosa incertezza della politica internazionale,
la caduta dei corsi azionari e il conseguente
ridimensionamento della capitalizzazione di borsa, il
rientro dei capitali dall’estero che ha creato una maggiore
liquidità per investimenti nel mercato italiano in genere,
ed il permanere di bassi tassi d’interesse che rende più
conveniente sia per le famiglie che per le imprese
l’indebitamento finalizzato all’acquisto di un immobile.
Quando si parla di incremento del valore degli immobili
bisogna distinguere tra le diverse destinazioni d’uso di
questi.
Nel caso del mercato residenziale, infatti, l’incremento dei
valori è stato sicuramente più elevato rispetto ad altri
settori come quello del terziario, della logistica, quello
industriale ed infine quello del retail.
L’andamento del segmento degli immobili ad uso
terziario/uffici in Italia è positivo, nonostante il momento
di difficoltà che stanno attraversando la maggior parte dei
Paesi europei. I canoni di affitto non hanno subito
variazioni sensibili nelle top location (cioè le zone
centrali). Di contro le quotazioni mostrano incrementi
intorno al 3,9 %, con punte del 5 % nelle zone più
interessanti di Roma e Milano. Le due grandi città, infatti,
continuano ad essere oggetto di particolari attenzioni da
parte di investitori internazionali, che cercano immobili di
qualità anche a prezzi elevati e con rendimenti intorno al 5
%.
Il settore degli immobili industriali è un comparto in
crisi, a causa della riduzione di spazi richiesti dalle
aziende che li utilizzano. Molte società hanno preferito
delocalizzare i propri insediamenti produttivi oltre
frontiera (ad esempio nell’Europa dell’Est), mentre in altri
casi processi di razionalizzazione degli spazi riducono il
fabbisogno di immobili industriali, a parità di fatturato
realizzato.
L'unico comparto in crescita, che quindi non è interessato
dai fenomeni appena citati, è quello della logistica. In
questo settore la domanda è caratterizzata dalla richiesta
di spazi nuovi con una superficie di almeno 10mila metri
quadrati e con grandi aree di parcheggio.
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