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Economy - Ilaria Molinari
A Milano ne parlano come di una specie rara: il finanziere di solito prospera sotto la Madonnina, non sotto il Cupolone. Ma la famiglia Nattino, con la sua Banca Finnat Euramerica spa, controllata al 71% e che ha generato 80,5 milioni di utile netto nel 2007, ha messo radici nella capitale, grazie allo storico legame con i Caltagirone, e nello Stato del Vaticano, dato che Giampietro Nattino è uno dei consultori della prefettura degli affari economici della Santa Sede.
Ma proprio Giampietro ha attraversato l’Appennino laziale già molti anni fa, quando ha stretto solidi legami con Generali, Pirelli e Borsa Italiana. Al punto che di Piazza Affari è arrivato a possedere il 6,2%, poi venduto al momento della fusione con la Borsa di Londra, di cui oggi Banca Finnat possiede l’1,1%.
E proprio Banca Finnat è da sempre il cuore della gestione di grandi patrimoni e di immobili. Ora più che mai sta spingendo l’acceleratore su questo settore, che già genera circa il 33% del giro d’affari. Per farlo, si è spinta fino a Ponzano Veneto, dove ha firmato un accordo con Gilberto Benetton che, attraverso la holding di famiglia, Regia, ha acquistato il 20% di Investire Immobiliare, la società di gestione del risparmio della banca romana specializzata in fondi che investono nel mattone, la seconda in Italia con 4,2 miliardi di asset gestiti. “La famiglia Benetton non vuole fare investimenti personali nel mattone o creare fondi in cui apportare beni di famiglia” dice a Economy Arturo Nattino, figlio di Giampietro e direttore generale della banca. “Da qui l’idea di condividere il progetto industriale della sgr creando nuovi fondi a raccolta da destinarsi ai nostri investitori”.
Intanto, Investire Immobiliare sgr ha avviato la costituzione di un prodotto per gli enti previdenziali di durata trentennale. “È un fondo particolare” spiega Nattino “perché aprirà la raccolta in più momenti fino a un massimo di 1 miliardo di euro, con l’obiettivo di far aderire tutti gli enti previdenziali interessati a investire in immobili”. Per ora, la prima tranche da 20 milioni è stata sottoscritta dall’Ente nazionale di previdenza e assistenza farmacisti (Enpaf).
Attraverso la propria società di consulenza, inoltre, Banca Finnat ha anche acquisito il mandato per la dismissione del patrimonio della ex Federconsorzi, fallita nei primi anni Novanta, dopo aver accumulato un buco di 6 mila miliardi di vecchie lire. Solo ora il patrimonio è stato svincolato e Nattino ha già iniziato a raccogliere le prime manifestazioni di interesse per i 69 immobili e terreni, la cui cessione, però, non sarà semplice.
Un mandato che si affianca alla vendita dei depositi petroliferi del gruppo Italpetroli della famiglia Sensi, per cui Banca Finnat ha preparato il piano di ristrutturazione del debito, e alla nascita di Imprebanca, il nuovo istituto romano voluto da Confcommercio Lazio, che avrà un capitale sociale di 50 milioni di euro, il cui iter di approvazione è ancora all’inizio. “La Confederazione ha sentito l’esigenza di avere una banca vicina al territorio sia per le aziende che vi aderiscono sia per i loro clienti e noi ci abbiamo creduto, sottoscrivendo il 20% del capitale” dice Nattino. E il primo assegno di 1,5 milioni di euro è già stato staccato.
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